L’uomo dalla sciarpa rossa

Cronache di chi non ha nulla da dire, ma sa come farlo

Bentornati, cinefili. Oggi parleremo di un tema molto più noto di quelli che trattiamo di solito; come per Ed Wood, oggi parleremo di un regista (anche se sarebbe meglio dire IL regista), che forse più di tutti può rappresentare il mondo dei sogni. E, per una volta, l’uomo in questione è un nostro conterraneo; inutile presentarlo con altri dei suoi mille epiteti: scopriamo insieme la storia di  Federico Fellini.
Fellini nasce a Rimini il 20 Gennaio 1920 in una famiglia modesta. Fin dal periodo della scuola primaria il giovane Federico sviluppa un grande amore per il disegno, diventa un grandissimo vignettista (forse anche al livello della “madre” della donna fiaccola) e inizia a collaborare con vari giornali. Arrivato all’università, Fellini va a Roma con la madre e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza; tuttavia, il suo talento lo porta a non dare mai un esame e a seguire la sua grandissima carriera di vignettista satirico. La carriera di Fellini nel Marc’Aurelio, notissimo giornale satirico italiano, lo lancia nel mondo della radio, facendolo diventare collaboratore dell’EIAR, introducendolo nel mondo dello spettacolo e facendo avvicinare la sua vita a quella della futura moglie Giulietta Masina.
Dopo svariati altri lavori in radio, il matrimonio con Giulietta e moltissimi impieghi come sceneggiatore, nel 1950, Federico dirige il suo primo film “Luci del varietà”, una pellicola sul mondo dello spettacolo in tutte le sue contraddizioni e nei suoi grotteschi difetti, che però non riceve lo sperato successo, nonostante una valutazione particolarmente buona della critica.
Il film che consacra il genio di Fellini è però “Lo sceicco bianco”, la pellicola che lo incorona re del sogno, che, tuttavia, viene stroncata dalla critica e dagli esigui incassi al botteghino, causando una vera crisi nella carriera del regista; sempre negli anni ’50 Fellini gira l’ottimo “I vitelloni”, lungometraggio fruttuoso e particolarmente ben fatto sul tema della giovinezza in provincia, nel quale Fellini sperimenta molte tecniche narrative innovative, come quella della narrazione per blocchi mnemonici; questa pellicola sancisce l’inizio della carriera internazionale di Fellini.
Dopo “I vitelloni”, Federico firma la sua prima vera e propria perla: “La strada”, pellicola sulla vita degli artisti di strada, nel quale la moglie di Fellini, Giuletta, ricoprirà il ruolo di coprotagonista, affiancata da attori di altissimo calibro; per quanto osteggiato in patria il film riceve un apprezzamento senza eguali in Europa, tanto che, nel 1954, viene istituito il primo Oscar per il miglior film straniero, assegnato senza esitazioni a “La strada”.
Dopo il fiasco de “Il bidone”, Fellini torna alla ribalta con “Le notti di Cabiria”, pellicola che frutterà al regista di Rimini il suo secondo oscar, con il quale Federico chiude la prima “fase” del suo stile caratteristico.
Negli anni ’60 Fellini esplode in tutto il suo travolgente talento firmando “La dolce vita”, pellicola controversa e quantomai particolare, e “Le tentazioni del dottor Antonio”.
Dopo un periodo di travagliato e infruttuoso lavoro, Fellini produce il grandioso “Otto e mezzo”, terzo oscar del Riminese, film quasi autobiografico, che parla di un regista che non ricorda il film che voleva produrre (evento effettivamente avvenuto poco prima dell’idea della pellicola allo stesso Fellini); negli anni seguenti Federico sviluppa il suo primo lungometraggio a colori “Giulietta degli spiriti”, sempre recitato dalla moglie e compagna di vita, che tratta esplicitamente il tema del soprannaturale, nato durante un controllato utilizzo dell’LSD da parte del regista a scopo terapeutico. Il quarto oscar di Fellini arriva con uno dei film preferiti di chi vi scrive, “Amarcord”, pellicola stupenda sul tema del ricordo, che mira a scavare nella memoria del regista fino a scoprire l’origine della sua arte.
L’ultimo riconoscimento giunge nel 1993: l’Oscar alla carriera chiude la vita del regista Riminese che muore dopo pochi mesi a causa di complicanze derivanti dalla rimozione di un aneurisma dell’aorta.
La lunghissima storia di Federico Fellini sintetizza tutte le caratteristiche dei suoi film e della sua personalità: irriverente, surreale, al limite dell’eccesso, ma soprattutto piena e vissuta, colma di amore per il suo lavoro, quello “dell’artigiano che non ha molto da dire, ma sa come farlo” e che, in fin dei conti, ha detto tutto il necessario.
Il bombarolo
Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Anch’io ho dedicato un post ad uno dei miei registi preferiti: https://wwayne.wordpress.com/2016/08/02/un-film-che-ti-entra-dentro/. Che ne pensi?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...