Corrente: il suono dell’inchiostro e dei colori

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Tra esplosioni e massacri sembra impossibile che le parole possano essere ancora udibili, eppure ciò non bloccherebbe mai i giovani che vogliono farsi sentire.

Nel 1938, infatti, a soli 18 anni Ernesto Treccani (fondatore dell’Istituto Treccani) crea Vita Giovanile, diventata successivamente Corrente, una rivista appoggiata dagli intellettuali milanesi e fiorentini che si opponevano al regime totalitario instauratosi all’interno dell’Italia. Audace anche solo pensare a come questo ragazzo e i suoi sostenitori abbiano combattuto quella feroce onda quale è stata il fascismo con solo carta, inchiostro e  tele dipinte.

La rivista, passata all’antifascismo grazie al filosofo Antonio Banfi, inaugurò tre diverse mostre, che accoglievano le opere di pittori quali Carlo Carrà, Renato Guttuso e Lucio Fontana.

All’interno della terza ed ultima mostra, tenutasi nel 1940, Corrente mostrò al pubblico una tela di Guttuso che era stata definita indecorosa, poiché criticava non troppo velatamente gli orrori che il fascismo stava attuando.

Il quadro “incriminato” è Crocifissione, una delle opere più famose del pittore. Essa rappresenta, come il nome suggerisce, un’immagine presente in ogni corrente artistica che, volente o nolente, ha rielaborato tale evento. Ma, in  questo caso, il quadro estirpa alla radice l’aura di sacralità che ruota intorno alla crocifissione di Cristo.

Basta osservare il modo in cui sono poste le tre croci, ovvero in modo diagonale una dietro l’altra e non affiancate, come se non si volesse dare una posizione di rilievo a Cristo. Lo strazio che sfigura il volto della Maddalena, ai piedi di Gesù, è la stessa sciagura che colpiva e colpisce tutt’ora l’umanità.

“Questo è tempo di guerra e di massacri: gas, forche, decapitazioni, voglio dipingere questo supplizio del Cristo come una scena di oggi. Non certo nel senso che Cristo muore ogni giorno sulla croce per i nostri peccati ma come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee.”

dichiara, infatti, Guttuso.

I corpi sono tutti nudi, perfino quello della Maddalena, cosa che valse all’autore l’appellativo pictor diabolicus, nonostante la scelta non avesse intenzione di scandalo, ma volesse “sottrarli a una collocazione temporale”, senza legarli necessariamente ad un’epoca.

Le figure oppresse dal paesaggio cupo, martoriato dai bombardamenti, conferiscono movimento all’intera scena, che risulta caotica e fortemente espressiva.

E’ impossibile non notare il cavallo in basso, chiaro riferimento al Guernica di Picasso, al quale, probabilmente, Guttuso voleva rendere omaggio.

Quest’opera, nel suo insieme, riesce ad esprimere a pieno i sentimenti custoditi nelle menti di chi viveva durante il periodo fascista, persone costrette a subire senza poter parlare, chiuse nelle proprie case, fatiscenti quanto il paesaggio sullo sfondo di Crocifissione, quadro che, insieme al movimento antifascista che Corrente portò avanti, riuscì ad urlare contro una fin troppo rumorosa dittatura.

Sally

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