Morire di libertà

Hey hey hey! Oggi il matto vi farà pensare! Eheh! Come credete che sia diventato matto se non pensando? Presto sarete tutti come me! Se non peggio! Al contrario è più bello! 

Manuel giaceva sulla sedia quasi privo di forze, le ferite guadagnate nel tentativo di fuga lo avevano indebolito fino a perdere i sensi. Al risveglio era legato alla sedia in una stanza buia, una luce fioca di un lampadario lo illuminava. Era cosparso di sangue, aveva una costola incrinata e aveva dolori ovunque. Davanti a lui vi era una porta di una cella. Manuel sapeva di essere stato catturato e che gli rimanevano poche ore di vita probabilmente. Una parte di sé lo rassicurava: almeno sarebbe morto per qualcosa in cui credeva. La porta si aprì ed entrarono nella stanza due uomini. Uno aveva un’uniforme militare di alto grado, l’altro Manuel lo conosceva fin troppo bene: era un sabotatore anche lui, un traditore.
«Vedo che hai deciso di tradire la croce di Lorena, Primeau» disse Manuel sforzandosi. Parlare gli provocava un dolore immenso, ma sarebbe morto parlando liberamente; soprattutto parlando, era stufo di tutti i francesi che rimanevano in silenzio e si sottomettevano.
«Silenzio!» disse l’ufficiale nazista in un francese molto gutturale.
«Non infangare la mia lingua, non hai il diritto di parlare la lingua di chi ha fondato la democrazia!»
L’ufficiale colpì nello stomaco Manuel facendogli sputare sangue.
«Posso continuare all’infinito, mi diverte prendere a pugni i francesi come te» l’ufficiale sorrise. Ora che la luce fioca lo illuminava meglio Manuel si accorse che il nazista era pluridecorato. Primeau non osava proferire parola.
«Perché mi tieni ancora in vita? Pensi che io cederò dandoti informazioni? Hai già Primeau, io non tradirò la croce di Lorena. Per quel che mi riguarda puoi andare all’inferno!» Manuel sputò in faccia all’ufficiale sporcandogli la divisa di sangue. L’ufficiale, stizzito, prese una sedia e si sedette davanti al sabotatore.
«C’è una cosa che non capisco di voi francesi, siete così… ostinati! Avete perso, il Grande Reich della Germania vi ha già annientato, cosa pensi di ottenere facendo questo?»
«Voi nazisti proprio non capite, non è questione di vittoria o meno, è questione di combattere per quello che si crede. Qui a Parigi sono nate la libertà di stampa, la libertà di parola; qui in Francia è nata la rivoluzione, è nel nostro sangue, come nel vostro quello di essere dei sanguinari!»

L’ufficiale sorrise. «Ricordo la storia in maniera meno romantica signor Pitre. È affascinante come il vostro ragionamento possa essere rigirato anche da me: cosa le dice che la vostra causa è migliore della nostra, che anche noi non combattiamo per quello che crediamo?»

«Quello in cui credete sta facendo innumerevoli vittime, davvero credi che la vostra causa sia la migliore?»
«Signor Pitre, anche la rivoluzione si è macchiata di innumerevoli vittime» Manuel lo sapeva.

«Vittime come voi, che si opponevano alla libertà, alla libertà di parola, di dire ciò che credo e penso pubblicamente. Voi negate l’affermarsi dell’io con i suoi pensieri, voi volete creare una civiltà composta da tanti soldatini che servono gli alti comandi, che non siano cittadini, voi volete la manodopera, voi volete la moltitudine ma non volete cittadini.»
«Signor Pitre, mi dispiace che le nostre visioni non si incontrino.»
«Va’ all’inferno!» urlò a squarciagola Manuel.
«E tu! Tu sporco traditore, con quale coscienza dormirai la notte sapendo che stai tradendo la patria e la tua nazione? Hai rifiutato il tuo essere uomo e cittadino, ormai non sei che un burattino»
«Almeno io dormirò e avrò un risveglio Manuel, ho una famiglia da tenere in vita» Primeau manteneva lo sguardo basso.
«Credi che a loro freghi qualcosa della tua famiglia? Appena non sarai più utile loro ammazzeranno i tuoi figli e tua moglie davanti ai tuoi occhi, e poi te, stolto!»
«Non puoi saperlo» Manuel sorrise.
«Ti auguro di non scoprirlo» Intanto l’ufficiale si era alzato dalla sedia e aveva estratto la sua pistola, caricandola.
«Da me non otterrai una singola parola, fallo, spara, io un giorno verrò ricordato come eroe e martire di ideali che non puoi cancellare. Non potete tornare indietro, la storia va avanti e si evolve, voi verrete ricordati come animali!» Finita la sentenza l’ufficiale premette sul grilletto uccidendo il sabotatore. Primeau era scosso da tutto quello che era successo.
«Avanti Primeau, abbiamo altri due sabotatori da interrogare» e si allontanarono dalla cella nella quale, inerme e senza vita, giaceva il corpo di un sabotatore.

Un matto

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