Nicolas Bruno e le immagini celate negli incubi

Caldo asfissiante, respiro che non sembra essere più il proprio, palpebre incapaci di chiudersi e muscoli atrofizzati. Tutti dovrebbero avere il diritto di dormire tranquillamente e di sognare aspirazioni e situazione impossibili, che si avverano solo quando si cade nel mondo onirico; ma quando la tua mente decide di strappare quel velo che cala sugli occhi separando realtà e sogno è difficile convincersi che il tuo letto sia un caldo rifugio. Cosa fare se i mostri ti seguono sia di giorno che di notte, insinuandosi nelle tue coperte e nelle tue membra?

Semplice, scatta una foto.

Così ha reagito un ormai noto artista: Nicolas Bruno, giovane fotografo italo-americano sempre più conosciuto sui media.

A spopolare sono state le sue criptiche foto, basate su un’esperienza che lo accompagna da quando aveva quindici anni. Questo tormento che angoscia il fotografo è chiamato “paralisi del sonno”, un disturbo, come si evince dal nome, legato al sonno. Esso consiste nell'”essere svegli mentre si sta dormendo” come Nicolas stesso dice, senza però aggiungere la sensazione di costante pericolo che si prova, alla quale si aggiungono figure che sembrano incombere sullo sventurato. Lo stato di veglia non permette al soggetto né di muoversi né di parlare e da questo possiamo provare a capire il terrore di chi prova quanto descritto.

Nicolas Bruno al posto di segregare le immagini che la sua mente crea, le appunta giorno dopo giorno su un foglio o quaderni, per poi riprodurle sotto forma di immagini. È proprio la paralisi del sonno, infatti, ad ispirare (e condannare) il fotografo, che inaspettatamente decide di rappresentare l’angoscia che trasmettono le vacue forme che si creano dinanzi ai suoi occhi mentre dorme.

Nonostante le figure mostruose non siano certamente qualcosa che si vuol rivedere, il creare immagini così vicine a quel che si ha sognato permette all’artista di scaricare il carico di ansia che la paralisi del sonno immette nel suo corpo.

Costruendo scenari fumosi e cupi, Nicolas Bruno immerge chi osserva le sue foto in un mondo a sé stante, riflesso fedele di ciò che la paralisi porta. Il fotografo ha ammesso, infatti, di voler trasportare chi non ha mai provato tale esperienza in quell’atmosfera opprimente e inquietante che lo colpisce quasi tutte le notti.

L’unione tra realismo e sogno crea un’affascinante combinazione, che cattura l’occhio e ci invita a scavare più a fondo, alla ricerca del vero significato nascosto tra i cieli antracite sullo sfondo. Le ambientazioni (campi di sterpaglie, lagune o foreste) sono suggestive e creano il fondo perfetto per i soggetti rappresentati. Essi sono principalmente uomini o donne dal viso celato, completamente o parzialmente, da bende. Talvolta sono minacciati da mani che si protraggono verso di loro, talvolta sono rappresentati statici rivolti verso l’obiettivo, quasi volessero superare il divario tra lo spettatore ed osservarlo dritto negli occhi, che ironicamente sono coperti dal tessuto. In ogni caso, sono del tutto anonimi, così come sono le persone incrociate in un sogno, del quale ci si scorda un momento dopo essersi svegliati. Il senso di inquietudine è stimolato da ogni scatto del fotografo, che riesce con maestria a mescolare i toni scuri senza farli risultare smorti o banali, fondendoli spesso con colori ben più accesi, quali il rosso vivo del fuoco.

Gli elementi fortemente simbolici popolano le opere di Nicolas Bruno e non mancano i riferimenti assolutamente graditi a grandi geni della pittura, ai quali il fotografo ha ammesso di ispirarsi. Ogni riferimento e simbologia resta in linea con la corrente artistica, ovvero il Surrealismo, al quale il giovane si rifà. Ciononostante, Nicolas ha anche ammesso di avere una grande passione per i pittori più svariati (ad esempio Caravaggio o Caspar Friedrich) e di non avere una vera predilezione per quelli surrealisti.

I diversi influssi provenienti dalle disparate correnti artistiche convergono creando l’originalità con cui Nicolas Bruno realizza le proprie foto, tanto belle e suggestive che il domandarsi da dove provengano tali idee è d’obbligo.

Sally

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