Perché “Le Lanterne” ?

Nell’antica Grecia un folle, un uomo, Diogene, che – lo sapevano tutti – era pazzo, la cui mente nulla anteponeva alla libertà ebbe l’ardire di uscire in strada con una lanterna in pieno giorno e urlare:

“DOV’È FINITO L’UOMO?”

Ma pensate voi questo, con una lanterna in pieno giorno a cercare l’uomo, che tutti gli uomini intorno a lui si sbellicavano, fino a non aver più fiato, ridevano e ridevano come ossessi ammattiti dalla palese stupidità di Diogene.

“DOV’È FINITO L’UOMO?”

Nessuno cercava, solo Diogene, sotto al sole con la lanterna, con sinfonie di risate tutt’attorno, l’uomo non c’era s’era nascosto. Diogene si girava di scatto, che magari lo coglieva con la coda dell’occhio, ma niente. L’uomo non c’era, l’uomo non si faceva vivo da nessuna parte. Non un fiato, e dire che Diogene lo chiamava, eccome, se lo chiamava.

L’UOMO SI È PORTATO VIA L’ARTE.

Ma come si permette che qui si sta stretti, ci serve l’arte, è urgente. Se la sono portata quasi tutta la nostra arte, come si sono permessi. Gli uomini siamo noi. Mica quei gran vigliacchi. Diogene aveva ragione allora, ma adesso sicuramente molto di più. L’arte appartiene alla parte più intima di noi uomini. Non permettiamo di portarcela via. Facciamo arte come se bevessimo un bicchiere d’acqua, come se camminassimo, come se aprissimo gli occhi la mattina. Ché l’uomo è l’uomo per questo. Siamo lanterne, senza corpo, perché cerchiamo l’arte dentro di voi, che magari qualcosa c’è. C’è sempre. Poi tutti insieme, pure con Diogene, ci si va a prendere l’arte. Ci si va a prendere la libertà, e tutto il resto.

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